Non bastano più gambe d’acciaio e polmoni infiniti: al Tour de France 2025 si parla anche di tecnologia, e non sempre in senso positivo. Durante la settima tappa della corsa più famosa del mondo, gli ispettori della federazione internazionale hanno deciso di passare ai raggi X otto biciclette sospette, tra cui quella del campione sloveno Tadej Pogačar, alla ricerca di micro-motori nascosti nei telai.
L’operazione è stata condotta con strumenti di precisione – magnetometri e scanner termici – nel tentativo di scovare qualsiasi traccia di “doping meccanico”, il lato più moderno (e inquietante) delle scorciatoie sportive. Per ora nessuna irregolarità è stata confermata, ma l’eco della notizia ha subito acceso la fantasia di appassionati e addetti ai lavori.
Il concetto di bici “truccata” non è nuovo: già in passato, a partire dal 2010, circolavano voci su motorini elettrici nascosti nei mozzi o nel tubo sella, capaci di fornire una spinta extra nei momenti decisivi delle gare. Le aziende di componentistica, nel frattempo, hanno reso i telai sempre più leggeri e complessi — tanto che distinguere un sistema di assistenza illegale da un cavo di sensore legittimo diventa ogni anno più difficile.
Ma il fascino del sospetto resta irresistibile: tra video virali, immagini rallentate di corridori “che accelerano troppo” e rumor da paddock, il Tour continua a essere anche un grande romanzo tecnologico, sospeso tra scienza e leggenda.
“Il ciclismo è sempre stato una sfida tra l’uomo e i suoi limiti,” ha commentato un ex tecnico della UCI. “Ora quei limiti li misura anche la tecnologia: il confine tra ingegno e inganno è sottile come una fibra di carbonio.”
Per i tifosi, invece, la magia resta la stessa: vedere uomini e donne spingersi oltre la fatica, pedalata dopo pedalata. Motori o no, il Tour continua a far sognare — anche quando il mistero corre più veloce delle ruote.