Allenarsi a digiuno: cosa dice la scienza
Molti sostengono che svolgere esercizio fisico al mattino, prima di fare colazione, sia un modo efficiente per bruciare grassi. Ma cosa mostrano veramente le ricerche?
Da dove proviene l’idea
L’allenamento “a digiuno” (cioè prima di mangiare) parte dall’osservazione che, durante l’esercizio aerobico a digiuno, il corpo ossida una quantità maggiore di grasso come carburante. Da questo è nata l’ipotesi che allenarsi senza aver mangiato possa portare a una perdita di grasso più efficace nel tempo.
Cosa dicono gli studi
Tuttavia, una panoramica delle evidenze mostra un quadro meno netto:
Effettivamente, a digiuno l’utilizzo dei grassi (oxidazione lipidica) aumenta durante l’allenamento.
Ma questo non si traduce necessariamente in una maggiore perdita di grasso corporeo a lungo termine. Il gruppo di ricerca dell’UNSW spiega che, nonostante il maggior uso di grassi durante l’allenamento, la composizione corporea (percentuale di grasso, massa magra) non risulta significativamente migliorata con l’allenamento a digiuno rispetto all’allenamento in stato nutrito.
Per quanto riguarda la performance sportiva: mangiare prima dell’esercizio migliora le prestazioni in attività più lunghe (> 60 minuti), mentre per sessioni più brevi la differenza è meno evidente.
Quali sono i limiti e i rischi
Allenarsi senza aver mangiato può presentare alcune criticità:
Si può avere una sensazione di fame, calo di energia o difficoltà di concentrazione.
Per attività ad alta intensità o di lunga durata, la mancanza di carburante può penalizzare la prestazione e il recupero.
In alcuni casi, la riduzione del glicogeno (riserva interna di carboidrati) può implicare un affaticamento più rapido.
Allenarsi a digiuno può avere qualche effetto interessante dal punto di vista metabolico (maggiore ossidazione dei grassi), ma non si può considerare una strategia magica per perdere più grasso o per migliorare drasticamente le prestazioni. La scelta dipende molto dal tipo di attività, dalla durata, dall’intensità, e soprattutto dal soggetto in sé (esperienza, adattamento, obiettivi).
Se si decide di provarla, è importante farlo con attenzione, valutando come il nostro corpo risponde, e non derivarne aspettative troppo elevate.
fonte: University of New South Wales (UNSW) Newsroom