Paolo e Tiziana raccontano il loro cicloviaggio in Spagna

In CRC non siamo solo randonneur, e in realtà questo è uno dei vostri punti di forza più belli.
 
Di seguito un racconto dei nostri Paolo e Tiziana e del loro cicloviaggio in terra di Spagna.
 
Eh sì, proprio oggi due membri della CRC, in perfetto stile randagio, sono volati a Tenerife, in Spagna, per arrampicarsi sul maestoso Teide, il vulcano sacro agli antichi abitanti dell’isola, i Guanci, sterminati dagli invasori spagnoli alla fine del Quattrocento. Tenerife è celebre per il suo clima mite tutto l’anno e per un asfalto che sembra steso apposta per far correre le biciclette.
 
La partenza è dal piccolo paese di Vilaflor de Chasna, dove nel Seicento nacque il primo santo delle Canarie, Pedro de San José de Bethencourt, santificato nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II e conosciuto come il “San Francesco delle Americhe”. Da qui, a circa 1.400 metri sul livello del mare, lo sguardo si apre sull’Oceano Atlantico mentre la TF-21, liscia come un biliardo, inizia ad arrampicarsi sinuosa per una dozzina di chilometri, con pendenze tra il 7 e l’11%, fino a raggiungere l’orlo esterno del cratere.
 
Ma andiamo con ordine. Dopo un “cortado” – l’immancabile espresso macchiato – e un delizioso dolce alle mandorle al Teide Flor, sulla rotonda all’ingresso del paese, bastano poche pedalate per lasciarsi alle spalle Vilaflor ed entrare nel Parco Nazionale della Corona Forestale, avvolti dal profumo intenso dei pini. Pochi tornanti conducono al maestoso “Pino Gordo”, un esemplare millenario di pino canario, specie endemica dell’arcipelago: dall’alto dei suoi 45 metri ha visto invasioni, eruzioni vulcaniche e l’arrivo delle automobili, e oggi osserva migliaia di ciclisti e quad che passano ogni anno ai suoi piedi.
 
La salita prosegue regalando altri punti panoramici, come il Mirador di Las Lajas, ottima scusa per riprendere fiato mentre il paesaggio cambia volto. Superato il bosco, lo scenario si fa sempre più lunare: le rocce vulcaniche si mostrano in tutta la loro varietà di forme e colori, e l’orizzonte diventa essenziale, quasi primordiale.
 
Al km 56 della TF-21 la pendenza finalmente si addolcisce, attorno al 4%, e poco dopo si raggiunge il bordo della caldera, dove un totem segna l’ingresso al Parco nazionale del Teide. Da lì inizia la discesa e, dopo poche curve, il panorama che si apre sull’interno del cratere è semplicemente incredibile. Vale la pena fermarsi al minuscolo Museo Etnográfico Juan Évora, che aiuta a comprendere la storia di questo luogo dall’aspetto quasi extraterrestre. Un pannello illustra la geomorfologia della caldera, mentre le due piccole stanze in pietra lavica raccontano la vita di Juan Évora, l’ultimo pastore di capre ad avervi abitato, fino al 1984.
 
La strada poi si biforca. A destra la TF-21 entra nel cuore del parco e, tra saliscendi e formazioni rocciose iconiche, conduce verso la base della funivia: è il tratto più scenografico, ma anche il più trafficato. Tornando indietro e svoltando a sinistra, invece, si imbocca la TF-38 che, disegnata quasi con il righello, attraversa il lato sud della caldera con una leggera discesa iniziale per poi lanciarsi a capofitto verso il mare per circa 28 chilometri. Lunghi rettilinei e curve dolci permettono di scendere quasi senza toccare i freni: il peso del corpo basta a farti volare. L’oceano riempie lo sguardo e la terra sembra scomparire, ma attenzione a non esagerare: la velocità qui non perdona.
 
Il primo incrocio della TF-38 è con la TF-82, all’ingresso del paese di Chio. Qui è d’obbligo una sosta al mitico Bar Parada: le pareti sono tappezzate di maglie e fotografie autografate dai più grandi ciclisti del mondo. Impossibile ripartire senza aver assaggiato uno dei frullati di frutta fresca o una tortilla fatta in casa.
 
L’avventura sul Teide può dirsi conclusa, ma le strade di Tenerife invitano a essere conquistate, pedalata dopo pedalata.